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Appunti sul Primo Raduno RCI 2016

Si è concluso con grande soddisfazione di tutti i partecipanti il Primo Raduno Nazionale del Retrocomputer Club Italia, per gli amici degli hashtag #radunorci2016. È stata una bella esperienza, divertente e in un certo senso formativa. Ho partecipato per anni all’organizzazione del Linux Day con il GULCh (Gruppo Utenti Linux Cagliari), ma quella dei giorni scorsi è la prima volta in cui ho partecipato ad un evento di retrocomputing come espositore.

Durante e a valle dell’evento, ho appuntato e distillato alcune riflessioni che potranno aiutare a migliorare la mia partecipazione ad esposizioni successive. Ho pensato di condividerle in questo blog perché credo possano essere utili anche ad altri appassionati che contribuiscono alle varie mostre e raduni. Alcune sono semplici constatazioni, altre sono – per così dire – raccomandazioni:

  • Iniziamo dalla preparazione. L’espositore dovrebbe visitare la mostra prima che questa inizi. Ovviamente non potrà vedere tutto, ma almeno “il grosso” dovrebbe vederlo quando ancora l’evento non è aperto al pubblico. Dovrebbe farlo per due motivi: in primo luogo, non dovrebbe girare per la mostra durante l’apertura al pubblico, mentre deve garantire la presenza presso la propria postazione, così da essere a disposizione dei visitatori per spiegazione, per aiuto, per recuperare un improvviso malfunzionamento; in secondo luogo, conoscendo il resto dell’esposizione, potrà suggerire al visitatore su quali altri pezzi soffermarsi. Nel caso della NeXT, ad esempio, mi è stato utile poter indicare ai visitatori la posizione dell’Acorn A3010 (macchina economica coeva della NeXTstation) e della SGI Indy (macchina successiva, ma della stessa fascia di mercato).
  • Il setup della macchina deve essere coerente: a tutti coloro che si sono soffermati sulla NeXT ha “disturbato” il fatto che il monitor non fosse originale (il pesante CRT MegaPixel che ho mantenuto nel caveau per evidenti problemi di spazio a casa). Benché il TFT Philips fosse adeguato, della stessa dimensione del monitor originale (17″) e addirittura con proporzioni pressoché quadrate come il CRT originale, avere il monitor originale avrebbe fatto la differenza. Ben vengano, dunque, le configurazioni perfette con tutti gli accessori originali. Eventuali hack o soluzioni di fortuna dovrebbero essere mantenuti a latere, evidenziando, appunto, che si tratta di evoluzioni successive.
  • La macchina deve (dovrebbe…) essere il top: direi un abbondante 50% di coloro che si sono seduti a provare la NeXTstation hanno chiesto come mai non avessi portato la versione Color oppure il Cube. Il secondo non lo possiedo; la prima sì, ma ho deciso di restaurare prima la monocromatica che ho acquisito prima. In generale, il fatto che volessero vedere quella a colori è stato il più ricorrente. Qualcuno mi ha detto: “è più attraente un monitor a fosfori verdi piuttosto che lo schermo grigio”. Qualche altro pensava che fosse impossibile che la NeXT fosse monocromatica e che il problema fosse nel monitor o nel cavo. Insomma, per la prossima mostra dovrò sistemare la Color, non c’è scampo. Il pubblico cerca macchine vecchie ma che esprimano grandezza nel proprio periodo storico.
  • Ho constatato che persone diverse cercavano cose diverse da provare: i più giovani guardavano le applicazioni e l’ambiente di sviluppo, mentre quelli più maturi che hanno vissuto la transizione BBS-Internet erano più affascinati dal vedere il browser di Tim Berners-Lee e il sito del CRS4. Qualcuno provava gli scacchi. Altri hanno aperto la shell alla ricerca del sottobosco Unix con in quale fare qualche giochetto. Insomma, occorre prepararsi ad un pubblico molto molto eterogeneo.

  • Ho portato due libri (“The NeXT Book” e “Developing NeXTSTEP Applications”): qualcuno li ha sfogliati, ma senza troppa convinzione. Sicuramente quello sullo sviluppo è stato il più consultato, quello sulla configurazione del sistema era pressoché inutile. Più persone, invece, hanno sfogliato la stampa della recensione di MC Microcomputer. In generale, aggiungere un supporto cartaceo dell’epoca è utile per dare colore e completezza all’esposizione, ma non credo sia necessario dotarsi di moltissimi manuali. Eventualmente, potrebbe aver senso mostrare la Reference Guide per il sistemista e lo sviluppatore. Non saprei dire, alla fine, se sia davvero utile portare dei testi.
  • Come dicevo in apertura, è fondamentale la presenza di qualcuno che racconti la macchina e la sua storia. In tanti si sono avvicinati con domande specifiche, altri guardavano spaesati ed è stato compito mio (e di Raffaele Terribile che mi ha dato una mano) incuriosirli, invitandoli a provare la macchina, raccontandone la storia e mostrando le cose più interessanti.
  • Laddove non fosse possibile spiegare a tutti la storia della macchina e il suo valore nell’esposizione (perché non c’è tempo, perché si sta parlando con altri, perché il visitatore non ha voglia di stare a sentire la storia ma preferisce leggere), è importante prevedere della stampe che raccontino la storia e che il visitatore possa portarsi via. Basta un foglio A4 piegato a libretto (quattro paginette A5) abbastanza sintetico e attraente per arricchire la partecipazione dei visitatori.
  • Occorre preparare delle demo. Come anticipato, avevo predisposto il browser di Tim Berners-Lee e il link al sito del CRS4, ma a quanto pare non è stato sufficiente. Alcuni visitatori avrebbero voluto provare altre applicazioni in particolare quelle per cui la NeXT dava il meglio di sè (editoria, grafica, calcolo scientifico…).

Chiudo con questa foto di Marco Fanciulli, grande esperto delle macchine Commodore PET, che scatta una foto storica al primo sito web italiano del CRS4, raggiungibile su http://history.crs4.it.

Primo browser e primo sito web italiano su NeXT

(questo non è un pesce d’aprile)

Domani e dopodomani, 2-3 Aprile 2016, si svolgerà a Roma il Primo Raduno Nazionale del Retrocomputing Club Italia, di cui ho già scritto qualche settimana fa.

Al raduno porterò la NeXTStation N1100, con la SoundBox e (purtroppo!) un triste monitor LCD Philips. Dico purtroppo perché non mi è stato possibile trasportare il grosso monitor NeXT MegaPixel Display da 17″ dal caveau in Sardegna sino alla Capitale.

In occasione dell’evento, per rendere più ricca la condivisione con coloro che visiteranno la mostra, ho installato sulla N1100 il browser Nexus (che inizialmente si chiamava World-Wide Web) scritto da Tim Berners-Lee… mentre inventava il web! Ovviamente il Nexus non è in grado di visualizzare i siti moderni (ma neppure quelli piuttosto datati), sia per complessità delle pagine, sia per la presenza di componenti ignote ai quei tempi (CSS, Javascript), sia per il supporto al solo HTTP 1.0, che rende pressoché impossibile (salvo intervenire con un proxy nel mezzo, ndr) accedere ai moderni siti virtualizzati su una singola istanza di Apache.

L’ideale sarebbe stato avere il primo browser della storia con il primo sito web italiano della storia…

Ho dunque contattato gli ex-colleghi del CRS4 (Andrea Mameli, Gavino Paddeu, Paolo Sirigu, Pietro Zanarini e Antonio Concas per l’indispensabile supporto sistemistico), i quali hanno riesumato a tempo record l’homepage del CRS4 di quegli anni (credo si tratti della home del 1993) che si vede perfettamente. Ecco qui di seguito uno screenshot del Nexus che mostra la pagina del CRS4 raggiungibile all’indirizzo http://history.crs4.it/

Una curiosità: nel pannellino informativo del Nexus, Tim Berners-Lee definisce il proprio lavoro “An exercise in global information availability”. Un esercizio che, davvero, ha cambiato il mondo.

Pulizia del mouse NeXT N4000A

Dopo aver smontato e pulito la tastiera, ho proseguito con la pulizia del mouse. L’operazione è stata ovviamente più semplice e rapida. A parte il guscio esterno, le parti più soggette ad accumulare sporcizia sono la pallina, i rulli dei sensori ottici e il capstan (o roller pinch), ovvero il rullo con molla che tiene in posizione la sfera di gomma pressata sui rulli dei sensori.

Lo smontaggio è stato abbastanza semplice, con sole quattro viti sul fondo del mouse e il guscio superiore che si è rimosso senza difficoltà. Curiosamente, il mouse mantiene lo stesso design della tastiera, con un profilo in gomma che costituisce la giunzione tra i due gusci superiore e inferiore.

Come dicevo, gli elementi da pulire sono stati la pallina e i rulli. Questi ultimi in particolare sono apparsi subito piuttosto sporchi, come di solito accade sui mouse meccanici.

La pallina è stata lavata con acqua e sapone neutro, rapidamente e senza abrasioni. Nella foto qui sotto è ancora visibile un po’ di sporcizia.

Il rullo in teflon che tiene in posizione la pallina si è pulito molto rapidamente con un po’ di sgrassatore. Nelle due foto successive è possibile vedere il “prima e il dopo”:

I rulli degli encoder ottici sono apparsi ossidati, arruginiti oltre che sporchi. Nell’immagine successiva è possibile vedere lo stato in cui sono stati trovati:

Ovviamente la pulizia con i detergenti ha dato scarsi risultati: è stata rimossa un po’ di polvere sedimentata, ma ovviamente non la ruggine. Ho provato a levigare lievemente e con molta attenzione utilizzando una spatolina metallica: lo strato di ossido superiore è stato rimosso senza difficoltà, ma è rimasto il danno alla cromatura del rullo.

Evidentemente la miscela di polvere, sporcizia e un po’ di umidità ha aggredito il metallo proprio in corrispondenza del contatto con la pallina di teflon. Inutile – mi sono detto – agire ulteriormente. Devo ancora valutare se utilizzare dei prodotti specifici per la pulizia del metallo, ma non essendo compromesso né l’utilizzo né l’estetica, per ora lascerò stare.

Un particolare, segno del perfezionismo dietro al lavoro di design e sviluppo della NeXT: il connettore proprietario del mouse riporta il logo dell’azienda, suggerendo all’utente di rivolgerlo verso l’alto per avere il corretto inserimento nella tastiera. Finezze alla Jobs, potremmo dire.

Osservando con attenzione il connettore, mi sono accorto che il pin centrale è leggermente storto. Vista la brutta esperienza con la tastiera e visto che questo leggero difetto non pregiudica né il collegamento elettrico né la funzionalità della periferica, anche in questo caso ho deciso di lasciare le cose come stanno e dunque di non intervenire.

 

Pulizia della tastiera della NeXTstation

La pulizia della tastiera della NeXTstation N1100 è iniziata con il lavaggio dei gusci superiore e inferiore. Pensavo che bastasse sciacquarli con un po’ di acqua e sapone, ma mi sbagliavo. Se apparentemente le superfici sono apparse immediatamente pulite, le scanalature e gli angoli sono rimasti sporchi tenacemente. Ho dovuto usare il tipico sgrassatore da cucina e uno spiedino di legno con cui scrostare energicamente lo sporco presente negli angoli.

Un discorso simile è valso per il bordo in gomma che funge da giunzione tra i due gusci. All’interno del bordo è presente una scalanatura, che ovviamente è diventata ricettacolo di sporco e polvere. Peraltro, essendo di gomma (e gomma vecchia di quasi trent’anni!), il lavoro è stato particolamente noioso: ho dovuto pulire con molta cautela, per evitare di slabbrare o crepare la guarnizione.

La pulizia dei singoli tasti è stata la parte più laboriosa, visto la numerosità dei pezzi. I tasti più piccoli e senza scritte verdi sono stati lavati con acqua e sgrassatore/disinfettante, senza particolari accorgimenti.

Infatti, l’indicazione del simbolo del tasto non è fatta attraverso serigrafia ma per estrusione di plastica colorata sotto il guscio nero.

I tasti bicolore, ovvero quelli con serigrafia verde laterale, sono stati lavati nello stesso modo, ma avendo cura di non raschiare la serigrafia e soprattutto lasciando agire per minor tempo il detergente.

Alla fine tutti i tasti sono stati puliti alla perfezione!

Ho dunque provveduto a pulire il telaio della tastiera, con il circuito stampato e i pulsanti. Prima di tutto, ho usato dell’aria compressa per togliere la polvere (e tutto il resto…) in eccesso. Dopodiché, con sgrassatore e cotton fioc ho pazientemente pulito tutta la superficie.

Alla fine, tutto era pronto per essere rimontato. Ho dunque iniziato a inserire i singoli tasti, iniziando da quelli senza bilancere metallico. I tasti di quest’ultimo tipo, infatti, richiedono un montaggio particolare: prima si incastra il bilancere al telaio, poi si infilano i ganci del tasto al bilancere, infine si spinge il tasto in fondo.

Purtroppo durante il montaggio dei tasti, forse per mia inesperienza, il tasto ENTER si è danneggiato: il cilindretto guida all’estremo opposto del pulsante si è spezzato. A nulla è servito provare ad incollarlo: la base del cilindretto è troppo piccola perché la colla resista ad una forza trasversale e soprattutto la colla crea un piccolo spessore sul punto di giunzione, impedendo al cilindretto di scorrere dentro la fessura alla base della tastiera. Risultato: il tasto ENTER non ha un movimento fluido ed è necessario azionarlo sul lato sinistro (ovvero, dalla parte del pulsante vero e proprio). Ed ero così arrabbiato con me stesso che mi sono dimenticato di fotografarlo!

A parte questo incidente di percorso, ho rimontato la tastiera che ora appare bella pulita, quasi come se fosse nuova. Insomma, pronta per il Raduno del 2-3 Aprile 2016.

I° RADUNO NAZIONALE del RETROCOMPUTER CLUB ITALIA

Salvo imprevisti dell’ultimo momento, io e la N1100 parteciperemo all’evento “Quando il computer divenne personal”, Primo Raduno Nazionale del Retrocomputer Club Italia, che si svolgerà a Roma i prossimi 2-3 Aprile 2016. Credo sia il primo evento di questo tipo nel centro Italia; solitamente gli appassionati si radunano a Firenze o Brusaporto oppure sulla costa adriatica. L’evento, organizzato da Paolo Cognetti (autore del famoso libro che dà il nome all’evento), si svolgerà presso i locali del Liceo Scientifico “G. Keplero” in Via Delle Vigne 156 a Roma nelle giornate di Sabato 2 Aprile 2016 (dalle 14:00 alle 19:00) e Domenica 3 Aprile 2016 (dalle 10:00 alle 14:00).

Questo raduno è l’occasione per celebrare il trentennale di MC-Link, storica BBS sviluppata e sostenuta dalla redazione di MC-Microcomputer. Un vero pezzo di storia della telematica italiana (per me irraggiungibile all’epoca, purtroppo).

L’evento si preannuncia molto ricco e interessante: ci saranno espositori da tutta Italia, che porteranno macchine storiche come i Commodore PET, l’Altair 8800, plotoni di Amiga e console da gioco, collezioni di Sinclair e di tutte le altre marche più famose. Spero ci sia anche qualcuno che espone macchine Atari ST (compresi i rari Falcon, ad esempio), che spesso mancano in eventi come questo.

Come dicevo, porterò la NeXTStation N1100 con la SoundBox, un monitor TFT di supporto e alcuni manuali sulla piattaforma NeXT. Mi sarebbe piaciuto organizzarmi per portare il monitor MegaPixel originale, ma purtroppo mi è stato impossibile spostarlo a Roma in tempo: nel caso di oggetti ingombranti come un monitor CRT, non è banale organizzarne sia lo spostamento che l’alloggio nella Capitale. Comunque, meglio di niente!

NeXTstation Color su MC Microcomputer 124

Come anticipato nel primo post di questo blog, il mio incontro con il mondo NeXT è avvenuto sulle pagine di MC Microcomputer, nel numero 124 del dicembre 1992. Quasi 24 anni fa. La rivista ormai non esiste più da molti anni, c’è un progetto che ha come obiettivo quello di pubblicarne online tutti i contenuti ma non credo sia più molto attivo. Ho pensato di pubblicare qui una scansione di quell’articolo che fece nascere la curiosità per la NeXT, sperando di fare cosa gradita ai lettori del blog e di non infrangere il diritto d’autore (non so se sia ancora “valido”, essendo morta la rivista e non esistendo più chi ne deteneva i diritti di sfruttamento). L’articolo è di Corrado Giustozzi, storica firma di MC Microcomputer, una delle persone più preparare che io abbia mai incontrato sulla carta stampata. In questa prova, Giustozzi analizza le caratteristiche della macchina, del software, traccia una ritratto storico dell’azienda NeXT e soprattutto sviscera tutte le caratteristiche rivoluzionarie della piattaforma. Anche questo articolo è un pezzo di storia.

 

Smontaggio della tastiera della NeXTstation

È ben noto che la tastiera sia uno degli oggetti più sporchi presenti sulla scrivania, perché sotto i singoli tasti si nasconde dello sporco che non si può rimuovere facilmente. A meno che, ovviamente, non si proceda a smontarla totalmente (operazione tutt’altro che immediata e piacevole).

Dovendo iniziare il restauro della mia NeXTStation N1100, ho deciso di partire dalla pulizia della tastiera. In realtà per questioni di budget e di temporanea (e forse apparente) penuria di offerte su eBay, ho acquistato separatamente tutti i pezzi da fornitori diversi. Dunque la tastiera in questione aveva un’origine ben diversa da tutto il resto dell’hardware acquistato. Dall’esterno appariva sporca, senza dubbio, ma nulla lasciava immaginare ciò che avrei trovato all’interno. Credo le immagini qui sotto rendano l’idea.

Polvere, terriccio (probabilmente la tastiera è rimasta in un magazzino particolarmente esposto alle intemperie), peli/capelli, ragni, non oso immaginare cos’altro. Per prima cosa, ho smontato di due gusci superiore e inferiore, facendo attenzione sia ai cavi sia al bordo di gomma che li tiene uniti. Purtroppo mi sono accorto che tale bordo era già leggermente rotto, dunque ho dovuto mettere in conto un incollaggio prima di rimontarlo.

Utilizzando un keycap puller (facilmente acquistabile su eBay per meno di 5 euro) sono riuscito ad estrarre tutti i tasti.

Non avendolo mai fatto prima, ho usato la povera tastiera della NeXT come cavia. L’approccio, poi rivelatosi vincente, è stato quello di iniziare da uno dei tasti periferici del tastierino numerico, in modo da verificare che il puller fosse correttamente agganciato. Poi ho esercitato una leggera (e crescente) forza verso l’alto, avendo cura di non flettere in direzione obliqua. Pian piano si sono tolti tutti i tasti, ad esclusione di quelli più grandi dotati una piccola leva metallica che ne stabilizza il movimento verticale durante la pressione.

Procedendo verso l’interno, ho potuto poggiare il pollice sul tasto adiacente già rimosso per facilitare l’estrazione.

Per estrarre i tasti più grandi (ENTER, SHIFT, SPACE…) è stato necessario sganciare con delicatezza la leva metallica dalla base della tastiera e successivamente estrarre il tasto con il keycap puller.

Alla fine tutti i tasti sono stati rimossi ed è stato possibile procedere con la pulizia, raccontata nel prossimo articolo.

La tastiera, come riportato da diversi siti, è di produzione ALPS, al cui sigla è visibile sul retro del circuito stampato:

Restauro N1100: da dove cominciare

Io credo che esistano sostanzialmente tre tipi di oggetti nell’ambito del retrocomputing: i pezzi normali, i pezzi impossibili e le trappole. I pezzi normali sono quelli che, a prescindere dalla rarità, possono ragionevolmente essere rimessi in funzione con un po’ di attenzione e pochi attrezzi a corredo. Pensiamo, ad esempio, ad un qualsiasi Commodore oppure ad un Sinclair o ad un Tandy Radio Shack: se l’oggetto funziona, è sufficiente procurarsi una TV o un monitor con ingresso video composito e il gioco è fatto. Se non funziona, si possono trovare pezzi di ricambio. Ci sono poi i pezzi impossibili, quelli totalmente fuori standard, per i quali occorre procurarsi tutta la postazione di lavoro altrimenti non ci si fa nulla. Pezzi, peraltro, che è difficile trovare sia in buono stato che per recupero pezzi.

E poi ci sono le trappole: io credo che i sistemi NeXT siano in questa categoria.

Tecnicamente sono macchine piuttosto recenti (ricordiamo la recensione di MC Microcomputer del 1992) e dotate di hardware ben noto: CPU Motorola 68040, dischi SCSI, porta Ethernet. Teoricamente riesumare la macchina economica della serie (la NeXTStation N1100) dovrebbe essere più o meno equivalente a recuperare un vecchio 486: non possiamo aspettarci di usare le schede video di oggi o le porte USB, ma pian piano ce la si fa. Quantomeno, il monitor VGA sarà sufficiente. Con la NeXT le cose cambiano.

Nell’iniziare il recupero della mia NeXTStation ho fatto una lista delle criticità da affrontare, seguendo un ordine mentale banale ma funzionale: ammesso che l’hardware sia ok, occorrono i dischi di sistema.

  • DISCHI DI INSTALLAZIONE. La maggior maggior parte delle macchine NeXT che si trovano su eBay (o altrove) arrivano con sistema operativo preinstallato. Spesso il venditore consente anche la scelta della versione di sistema (solitamente NeXTStep 3.3 o OpenStep 4.2). Qualcuno fornisce una copia dei dischi di installazione, ma non è  così frequente (e non ho mai visto qualcuno che fornisca i dischi originali). Ammesso, dunque, di aver recuperato da qualche parte una macchina NeXT, prima di fare qualche prova potenzialmente distruttiva, è meglio procurarsi i dischi di installazione del sistema operativo. Qualsiasi errore sul sistema preinstallato o – peggio ancora! – la rottura del disco rigido renderebbero la macchina irrimediabilmente inutilizzabile. Io ho trovato un pacchetto CDROM + floppy originali (e sigillati!) di NeXTStep 3.0. Da questi ho iniziato l’avventura.
  • BACKUP. Recuperati i dischi di installazione, ho pensato fosse opportuno farne una copia fisica di sicurezza e una copia immagine su un disco “moderno”. Trattandosi, infatti, di supporti che hannno una ventina d’anni, è consigliabile non farci troppo affidamento, specie pensando ai floppy che si basano su una tecnologia magnetica e su un supporto non esattamente robusto. Se fare la copia di un CD non è un problema, lo stesso non avviene per i floppy: essendo i PC moderni privi di lettore per floppy disk, è consigliabile procurarsi un floppy disk drive USB, con cui effettuare immediatamente una copia immagine del disco.
  • CDROM DRIVE. Supponendo di aver trovato workstation e dischi originali del sistema operativo (opportunamente protetti su una copia di sicurezza), occorre equipaggiarsi di lettori opportuni. Come detto, il sistema operativo si installava da floppy e CD. Mentre il drive per floppy disk è presente in tutte le macchine NeXT, il lettore CD è presente solo nel costosissimo NeXT Cube ed assente nelle NeXTStation. Occorre, dunque, trovare un lettore CDROM SCSI da connettere alla workstation. Non è cosa banale nel 2015. Agli inizi degli anni ’90, infatti, avere dei lettori CD e per di più SCSI non era così comune. Nello stesso periodo, giusto per fare un confronto, DOS e Windows si installavano da floppy, idem OS/2. Il drive deve essere di tipo SCSI2, compatibile con la porta posteriore della NeXTStation. Se il CDROM drive è stato poco usato e trattato bene, c’è da augurarsi che continui a funzionare per molti anni. Al massimo potrebbe essere necessario aprirlo per pulire la lente, ma non dovrebbero esserci problemi macroscopici (e irrisolvibili) di lubrificazione tipici degli hard disk.
  • STORAGE LOCALE. Si arriva al terzo scoglio: la memoria di massa locale. Le macchine NeXT montano dischi SCSI 50pin, con taglio massimo (di fabbrica) da 400MB e possibilità di gestire dischi con dimensione massima di 4GB. Se non è impossibile trovare dei dischi SCSI (non SAS, ovviamente), più difficile è trovarli di tagli piccoli. Ammesso di trovarli, poi, occorre augurarsi che la meccanica non ceda in poco tempo. È dunque necessario fare una certa scorta di hard disk dell’epoca e possibilmente attrezzarsi con dei cloni (periodici?) su storage recente, da utilizzarsi per ricreare il sistema su dischi sostitutivi.

Nel prossimo articolo parlerò dei supporti originali e della realizzazione delle copie di sicurezza.

Primo restauro NeXTstation N1100

Il primo restauro della collezione ha avuto come oggetto una NeXTstation N1100 acquistata nel 2014 da un collezionista nordamericano. Ho conosciuto per la prima volta la NeXTStation sulle pagine di MC Microcomputer, nel numero di Dicembre 1992.

Era una macchina bellissima, potentissima, inarrivabile. Ed ovviamente era un bel sogno poterla avere, specie a 19 anni. Il sogno non si è realizzato: l’avventura di NeXT è finita (confluendo in Apple) ben prima che io potessi avere i soldi per poterla acquistare. Poi, qualche anno fa, aggiungendo pezzi alla mia piccola collezione di home computer, ho finalmente preso anche una NeXTStation N1100 (modello “base”, il più economico, con video in scala di grigio), priva degli accessori che pian piano ho cercato su web. È così iniziato il restauro, che vedrete nelle prossime pagine. Questo post non può chiudersi senza una foto che segni l’inizio dell’avventura: